Il fascino della chiave e l’uva Merlina.

Oggi compio due anni tra le vigne di Maroggia. Allora il notaio di Morbegno mi consegnò un’affascinante chiave che mi incantò. La chiave è rimasta la stessa, leggermente allungata come se uscisse da Le avventure di Alice nel paese delle Meraviglie, nel logo di questa casa.

Fino all’estate, mentre si rinfrescava, ritoccava e risanava la casa, abitavo il primo piano della casetta sul giardino, dove fra poco ci sarà la sauna. Il bagno era all’esterno, l’acqua scaldata da un piccolo boiler, mentre in casetta ci stava, giusto giusto, tutto l’occorrente per vivere: un bollitore, un microonde, carte, penne e libri, una cassa e un appendiabiti per i vestiti, una vista eccezionale aprendo gli occhi alla mattina, la lampada frontale e una piccola stufa elettrica.

La stufetta non servì molto, è stato un inverno incredibilmente caldo, la mini casa sempre in battuta di sole. E anche gli orari erano quelli del sole: a letto presto e sveglia presto, come un tempo. In quei bucolici mesi ogni cosa si faceva all’aperto e in ogni momento della giornata mi tenevano compagnia colorati e cinguettanti uccellini che abitavano volentieri un giardino lasciato inselvatichire e vigne poco frequentate. Cinciarelle, codibugnoli, pettirossi, ghiandaie e quant’altro, ma soprattutto merli… che anche, nel piccolo logo quadrato, non potevano mancare.

Dicono poi che nella zona del Maroggia si possa ancora sporadicamente trovare un’antica uva, detta Merlina per il suo colore scuro o perché piacesse particolarmente ai merli beccarla. Di certo, che sia per i grappoli rimasti sui tralci a fine settembre o per i dolci cachi in novembre, sono prevalentemente i frulli dei merli ad accompagnare la pace e il tepore della più parte dei giorni su questo poggio… e sembrano essere davvero felici.